Delusione azzurra

Delusione azzurra

Europei… brutta storia, una di quelle storie talmente orrende e macabre che, per spaventare un bambino sarebbe ottima al pari di Pennywise, il “simpatico” pagliaccio ideato da Stephen King in “IT”.
Italia… gloriosa nazione, terra di profondi contrasti e con una crisi d’identità in atto: roghi in sicilia e sardegna, rifiuti a napoli, apatia al nord, vita d’eccesso, speculazione e frode ne sono i sintomi maggiormente distinguibili. Profonde spaccature colmate tuttavia da uno sport comune, spesso deprecato dai media a dagli intellettualoidi di qualsiasi schieramento politico, il calcio.
Quasi che criticare uno sport che da anni unisce tutti, sia diventato un “leit motive” per potersi ritenere eruditi nonchè capaci di distinguersi dalla massa. Il calcio è uno sport prima di tutto, e poi un business. Regole molto semplice ma avvincenti. C’è una sfera la cui superficie è principalmente in cuoio per i campionati “seri”. Di plastica per tutti quei luoghi dove vale la regola de “alla buona”, dove il fuorigioco non esiste, dove in un campetto a 5 si possono scontrare 22 persone e dove qualsiasi pezzo di terreno basta per creare un campo, anche l’asfalto, gli unici elementi necessari sono due cartelle e due magliette, così da delimitare la dimensione della porta.
Uno sport che rende tutti professori e che conferisce a qualsiasi tifoso in possesso della rosa dei convoncati a disposizione, il titolo di “commissario tecnico”.
Ma ieri in quel di Berna, mentre l’unione italiana precipitava in un cupo 3 a 0 con l’Olanda, era di commissari tecnici che v’era bisogno, o di carattere da parte dei giocatori?
Che se il primo gol poteva essere annullabile in quanto Panucci dietro la porta “infortunato”, perchè il secondo, e perchè il terzo? E perchè l’Italia nessuno?
Colpa dei giocatori, sicuramente. Così che Buffon non avrebbe potuto far di meglio del chiedere scusa a tutti gli italiani per quanto di orrendo visto ieri sera. Che a vincere non è sempre il più bravo è un dato oggettivo, ma che si riesca a infierire in tal modo anche nel buon gusto ne è un altro.
I cambi andavano fatti prima, Di Natale poi, era un lillipuziano in confronto ai suoi marcatori, qualsiasi gioco aereo indirizzato alla sua persona era inconcludente.
E ora la strada per l’europeo è tutta in salita, breve ma con la stessa pendenza del mortirolo. Due partite rimanenti per dimostrare come “lo fanno” gli italiani.
Per ricordare al mondo chi sono gli italiani.
Per ricordare chi sono i campioni del mondo.

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