Brillo Brillio – parte 1

Bicchierini di rum
La bocca sollevò dal drink,
si guardò fugacemente attorno capendo tutto e non capendo niente.
I due bicchieri di rum trangugiati in precedenza avevano iniziato la lenta risalita immettendosi in circolo e dando così il via a quella danza idilliaca nel cervello.
Soffermò i suoi occhi sul cerchio d’acqua formato dalla condensa in risposta alla sedentarietà del bicchiere. Vi posò un dito sopra e ne sfalsò la perfezione facendolo assomigliare più ad un capolavoro d’arte moderna che ad una forma geometrica. Continuò a roteare il dito finchè l’acqua non si asciugò al bancone, dopodichè tornò a fissare attonito il bicchiere. Lo scrutò come se scrutasse se stesso allo specchio e morisse dalla voglia di comunicarsi qualcosa, un ribrezzo, una repulsione.
Dal canto suo quel Pampero Especial invecchiato di 3 anni, stava fermo immobile ma non zitto, comunicava attraverso sottili onde radio, desiderava esser bevuto così da divenire suo per qualche ora, per entrare in circolo e stordire il suo bevitore.
Sembrava uno di quei rapporti di uso reciproco in cui sia un uomo che una donna sono coscienti del fatto che tutto quello che proveranno in quella serata, sarà solo di quella serata, dal nuovo sole in poi, qualsiasi ricordo verrà azzerato al pari della pressione di un tasto reset su un orologio. Un rapporto fugace ma intenso, condiviso da tanto di passione e coinvolgimento.
E con la stessa passione riafferrò il bicchiere, lo avvicinò alle labbra e ne introdusse qualche goccia sul palato. Il ghiaccio all’interno del bicchiere si era ormai sciolto raggiungendo la temperatura d’equilibrio, e il rum incominciava a diventare irritante, bloccò a stento un ghigno malefico disgustato per quel sapore dolciastro e amarognolo allo stesso tempo, poi trattenne il respiro e mando giù le ultime due dita di rum rimaste.
Spalancò la bocca per respirare meglio, così da arearne l’interno che in quello stesso momento gli pareva ardere dannatamente. Respirò velocemente e a fondo per qualche secondo, poi la situazione si attenuò e potè riprendere il suo solito respiro, certamente affannato da anni di Marlboro rosse che, dopo breve tempo avevano finito per conferirgli quella raucedine di sottofondo ogni qualvolta parlava.
Sollevò la testa a fatica non parvendogli mai così pesante, intorno non distingueva più i lineamenti delle persone ma ne intuiva i volti, e grazie alle protuberanze mammellarie era anche in grado di capire la differenza tra uomini e donne. Avrebbe certamente preferito toccare con mano tale differenza per il settore femminile, ma seppur internamente brillo, era ancora abbastanza cosciente da avere il senso del giusto e del sbagliato, del buon senso e del molesto. Ma più il rum si trasferiva nel suo corpo e più tale imbarazzo scompariva alimentato da pensieri legati ad una possibile scusa per il giorno dopo. “Ero ubriaco, se solo me ne fossi accorto non lo avrei fatto” sembrava sussurrare alla sua testa come giustificazione plausibile, dondolando gli occhi a destra e sinistra come cercasse consenso di fronte ad un pubblico, tuttavia essendo egli stesso poco convinto delle sue motivazioni.
Finita la divagazione sessuale cui gli ormoni lo portavano a tendere, stimolandolo nella molestia e nell’avidità di carne da spolpare tra le proprie mani, ponderò qualche secondo su che cosa ordinare da bere e soprattutto se ordinare.
Ben cosciente della sua solitudine, considerò lievemente triste il proseguire quell’opera di demolimento strutturale del proprio corpo, particolarmente focalizzata nell’azzeramento del fegato e l’estinzione del pancreas, poi l’angioletto decise di lasciare il suo luogo abituale da residente sopra la spalla destra per recarsi in pausa, e lo sbilanciamento a favore del diavoletto lo intimò a prendere l’ultimo bicchiere di rum.
Lo ordinò al cameriere che tuttavia lo scrutò malamente.
Si chiese se avesse qualcosa fuori posto. Se la fluente chioma castana fosse diventata appiccicaticcia per colpa della caloria emanata dall’intero del locale cui ormai si sentiva assogettato. Avrebbe preferito refrigerare un pochino le sue arterie uscendo, ma a parte l’enorme fatica di alzarsi e recarsi all’uscita percorrendo l’intero tragitto in linea retta evitando piedi sporgenti o spigoli di tavoli, il velluto giallo della sedia su cui comodamente poggiava lo attraeva come una caverna di piacere, sicchè una volta che il drink fu pronto e il ghiaccio era al massimo della sua grandezza, afferrò il bicchiere con foga (per paura di sbagliar mira) e lo portò alla tempia.
-Non dovresti bere ancora- gli disse qualcuno
Si girò dalla parte cui aveva sentito provenire la voce, cioè a sinistra e guardò il suo interlocutore in faccia….
…continua

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