Brillo Brillio – parte 1

Giugno 20, 2008

Bicchierini di rum
La bocca sollevò dal drink,
si guardò fugacemente attorno capendo tutto e non capendo niente.
I due bicchieri di rum trangugiati in precedenza avevano iniziato la lenta risalita immettendosi in circolo e dando così il via a quella danza idilliaca nel cervello.
Soffermò i suoi occhi sul cerchio d’acqua formato dalla condensa in risposta alla sedentarietà del bicchiere. Vi posò un dito sopra e ne sfalsò la perfezione facendolo assomigliare più ad un capolavoro d’arte moderna che ad una forma geometrica. Continuò a roteare il dito finchè l’acqua non si asciugò al bancone, dopodichè tornò a fissare attonito il bicchiere. Lo scrutò come se scrutasse se stesso allo specchio e morisse dalla voglia di comunicarsi qualcosa, un ribrezzo, una repulsione.
Dal canto suo quel Pampero Especial invecchiato di 3 anni, stava fermo immobile ma non zitto, comunicava attraverso sottili onde radio, desiderava esser bevuto così da divenire suo per qualche ora, per entrare in circolo e stordire il suo bevitore.
Sembrava uno di quei rapporti di uso reciproco in cui sia un uomo che una donna sono coscienti del fatto che tutto quello che proveranno in quella serata, sarà solo di quella serata, dal nuovo sole in poi, qualsiasi ricordo verrà azzerato al pari della pressione di un tasto reset su un orologio. Un rapporto fugace ma intenso, condiviso da tanto di passione e coinvolgimento.
E con la stessa passione riafferrò il bicchiere, lo avvicinò alle labbra e ne introdusse qualche goccia sul palato. Il ghiaccio all’interno del bicchiere si era ormai sciolto raggiungendo la temperatura d’equilibrio, e il rum incominciava a diventare irritante, bloccò a stento un ghigno malefico disgustato per quel sapore dolciastro e amarognolo allo stesso tempo, poi trattenne il respiro e mando giù le ultime due dita di rum rimaste.
Spalancò la bocca per respirare meglio, così da arearne l’interno che in quello stesso momento gli pareva ardere dannatamente. Respirò velocemente e a fondo per qualche secondo, poi la situazione si attenuò e potè riprendere il suo solito respiro, certamente affannato da anni di Marlboro rosse che, dopo breve tempo avevano finito per conferirgli quella raucedine di sottofondo ogni qualvolta parlava.
Sollevò la testa a fatica non parvendogli mai così pesante, intorno non distingueva più i lineamenti delle persone ma ne intuiva i volti, e grazie alle protuberanze mammellarie era anche in grado di capire la differenza tra uomini e donne. Avrebbe certamente preferito toccare con mano tale differenza per il settore femminile, ma seppur internamente brillo, era ancora abbastanza cosciente da avere il senso del giusto e del sbagliato, del buon senso e del molesto. Ma più il rum si trasferiva nel suo corpo e più tale imbarazzo scompariva alimentato da pensieri legati ad una possibile scusa per il giorno dopo. “Ero ubriaco, se solo me ne fossi accorto non lo avrei fatto” sembrava sussurrare alla sua testa come giustificazione plausibile, dondolando gli occhi a destra e sinistra come cercasse consenso di fronte ad un pubblico, tuttavia essendo egli stesso poco convinto delle sue motivazioni.
Finita la divagazione sessuale cui gli ormoni lo portavano a tendere, stimolandolo nella molestia e nell’avidità di carne da spolpare tra le proprie mani, ponderò qualche secondo su che cosa ordinare da bere e soprattutto se ordinare.
Ben cosciente della sua solitudine, considerò lievemente triste il proseguire quell’opera di demolimento strutturale del proprio corpo, particolarmente focalizzata nell’azzeramento del fegato e l’estinzione del pancreas, poi l’angioletto decise di lasciare il suo luogo abituale da residente sopra la spalla destra per recarsi in pausa, e lo sbilanciamento a favore del diavoletto lo intimò a prendere l’ultimo bicchiere di rum.
Lo ordinò al cameriere che tuttavia lo scrutò malamente.
Si chiese se avesse qualcosa fuori posto. Se la fluente chioma castana fosse diventata appiccicaticcia per colpa della caloria emanata dall’intero del locale cui ormai si sentiva assogettato. Avrebbe preferito refrigerare un pochino le sue arterie uscendo, ma a parte l’enorme fatica di alzarsi e recarsi all’uscita percorrendo l’intero tragitto in linea retta evitando piedi sporgenti o spigoli di tavoli, il velluto giallo della sedia su cui comodamente poggiava lo attraeva come una caverna di piacere, sicchè una volta che il drink fu pronto e il ghiaccio era al massimo della sua grandezza, afferrò il bicchiere con foga (per paura di sbagliar mira) e lo portò alla tempia.
-Non dovresti bere ancora- gli disse qualcuno
Si girò dalla parte cui aveva sentito provenire la voce, cioè a sinistra e guardò il suo interlocutore in faccia….
…continua


L’Ipocrisia

Giugno 6, 2008

L’Africa è un continente straordinario, l’estrema povertà dell’uomo e la sua essenza priva di lussi, contraddistingue l’essere per il suo distaccamento dal materiale, e l’attaccamento a quanto di più caro possa esistere: la propria vita.
Tra mille insidie quali malattie infettive, o semplici malanni quali dissenteria o febbre, che in caso di mancanza di farmaci possono portare la morte, riuscire a scampare da essa, allungando dunque i giorni prima di incorrere in tale mietitrice, diventa l’obiettivo finale, quel che s’ha da fare per potersi considerare “arrivati” e poter sospirare – seppur con affanno – “io ce l’ho fatta”.classe africana
Senza posseder nulla, non si è posseduti da nulla (“Le cose che possiedi ti possiedono” Tyler Darden, Fight Club), le relazioni umane sono spontanee e più amichevoli, la stessa idea di un rapporto interpersonale è vissuta in un’ottica di aiuto reciproco, perchè quando non si è nessuno, non c’è nessuno da cui differenziarsi, la fame non fa distinzione che si sia alti o bassi, di carnagione più scura o chiara, poco importa.
Ma se i soldi riuscissero a corrompere l’Africa cosa accadrebbe?
Semplicemente sorvolando l’argomento, la risposta è molto semplice e già visibile sotto gli occhi di tutti: gruppi locali cercano di avere il sopravvento sulla popolazione per poterla assogettare alle proprie regole e imporgli i propri dazi. La pecunia corrompe la morale, e fa sorgere un lato dell’individuo completamente differente da ciò che si pensa potrebbe essere.
Tuttavia l’Africa è un continente lontano, strano, difficilmente cifrabile agli occhi di un occidentale immerso nella propria cultura e nei proprio comfort che ne teorizza gli avvenimenti digitando su una tastiera di un rudimentale apparecchio tecnologico.
E in Europa cosa succede? E in Italia? E a Milano?
La questione è principalmente la stessa, si è tutti fraterni e amici finchè il bigliettone di carta stampato, raffigurante i migliori monumeti europei, abbellito da qualche cifra e o zero, si affaccia all’orizzonte.euro su euro
Ma se da un lato, una contrattazione finanziara, rende il tutto più serio in quanto ci sono degli interessi in ballo, e colui che si fa carico della spesa vuole sentirsi tutelato della scelta che egli va a fare, deve tenere a mente che lui, così come quell’africano che tenta di raggiungere il pozzetto del villaggio ponendosi in fila per ore prima di abbeverarsi, è principalmente un umano.
Arrivati a questo punto, di per sè molto semplice, ma nella pratica oggettiva molto difficile, bisognerebbe ricordarsi che anche le persone che lo supportano nella scelta e a cui si volge per avere degli aiuto sono altrettanto umane. Infine, per completare il sogno utopico, bisognerebbe porre attenzione alla questione “rispetto”. La tentazione di non rispettare quando si ha in mano dei soldi è senz’ombra di dubbio forte, proporzionata direttamente al contante che si ha in tasca; tuttavia, il soldo compra l’oggetto non il rispetto, che si acquisice per ben altre ragioni quali la capacità di relazionarsi senza far pesare tale divario economico, e ponendosi in una situazione di completa uguaglianza tra le due parti. E’ dunque chairo quanto la tentazione di comportarsi a modo proprio incuranti degli altri, sicuri dei propri mezzi finanziari, possa rendere una persona scontrosa e poco incline alla relazione sociale, insinuando in essa un ingombrante quanto fastidioso germe, quello dell’onnipotenza. Credendosi Dio, o un qualsivoglia architetto del mondo, la sensazione di avere qualcosa in mano di un certo valore, illude e persuade il possessore di avere del “potere” tangibile e riconosciuto anche dall’esterno per cui si debba portare ad egli, sacro possessore della banconota.
E questo comportamente chiaramente “altruistico”, continua fino a un giorno in cui, forse mossi dal rimorso, o più semplicemente mossi dal desiderio di sperperare i soldi in altra maniera convinti di poter Onniscienzaaiutare la costruzione di una scuola in Africa, gli stessi pongono mano al portafoglio per donare 2€ ai villaggi dei bambini orfani del Burundi.
Ipocrisia.
Ci vuol ben più di 2-20-200-2000 euro, per cancellare qualsivoglia forma di asocialismo, onnipotentismo, capitalismo, e di divario sociale che in un anno si è riusciti a costruire.
E’ inutile credere o atteggiarsi a finti credenti. Recarsi in chiesa la domenica a pregare e a “scambiarsi un segno di pace”, ascoltando parole che nel cerimoniale dovrebbero esser sempre rivolte alla carità e alla fratellanza se poi, quando la strada e gli avvenimenti danno modo di manifestare quanto teologicamente imparato, viene fatto l’esatto opposto, pretendendo in quanto paganti, offendendo in quanto paganti, essendo onnipotenti in quanto paganti, avendo ragione in quanto paganti.
Che si guardino allo specchio e si possano rendere conto di quanto la loro misera figura è patetica e deprecabile da qualsivoglia forma di vita che pur non essendo in Africa, ha imparato quanto vivere la vita con la compagnia di piccole cose quali gli amici e le relazioni umane in generale, possano aiutare a vivere senza pretendere, a gioire senza pagare, a parlare con rispetto.


Understanding

Giugno 5, 2008

“When things go wrong I seem to be bad”

Curioso quanto questa citazione di un pezzo dei “The Animals” degli anni ‘60, poi riproposta da un certo Santa Esmeralda negli anni ‘70 in una versione più “colorita”, corrisponda in qualche modo al vero.
Per la serie: “Ridi e tutti rideranno con te, piangi e piangerai da solo”, quando le cose vanno storte, un imprevisto – che grazie a Murphy puntualmente avviene – rinchiude le persone nella propria personalità, e nella loro ottusità mentale, quei neuroni che dapprincipio furuno utili alla creazione di ragionamenti, sono gli stessi che si fan carico di scavare un solco tutt’attorno all’area cerebrale, per poi lasciarlo inondare d’acqua e tirar su le inferriate del ponte levatoio.
Un risultato semplice e chiaro: chiusura all’esterno, chiusura dall’altro.
E seppur quanto fin’ora scritto è poi frutto della mia interpretazione personale e del vissuto, in quanto io stesso stabilisco i parametri per cui determinate questioni “vanno storte” e giudico già chi mi si oppone con il termine “ottuso”, il fugare dell’uomo è un qualcosa di realmente tangibile nella sua astrattezza concettiva di cui si sta teorizzando. Ogni qual volta che si pone un problema, viene posta particolare attenzione alle nostre scelte e viene ponderata inesorabilmente quale sarà la nostra mossa, simulando in tutto e per tutto la partita a scacchi con la morte cui Antonius Block si trova a duellare.Partita a scacchi Ma se gli eventi e le situazioni si muovono su un filo temporale sequenziale a cui ogni azione è posta una conseguenza, i nostri problemi non sono dunque frutto di un qualcosa da noi stesso scaturito, una parola o un frase di troppo, un comportamento anormale? Ma, anormale per chi? Quel che per me è anormale non è detto che debba esserlo anche per la mia controparte, il fatto che un determinato giorno possa avere una “impercettibile” vena polemica spinta da uno “sporadico” evento spiacevole, non è dunque quasi comprensibile? Eppur la teoria par facile, la carta canta e narra di questa facilità con cui i rapporti dovrebbero avvenire, e poi in pratica, quando si ha l’interlocutrice a pochi centimetri dal proprio volto, e la si può sentire distintamente respirare per quanto si è in prossimità del suo visin, e con la folta chioma bionda e quegli occhi cioccolato ti parla, ti sussurra, ti fa riflettere, ogni schema salta in aria, svanendo nell’etere con la complicità della forza esplosiva di qualche chilo di C-4.
E in quel momento il flusso naturale di un discorso si interrompe, i pensieri vengono filtrati da una folta schiera di neuroni volenterosi dal non far mala figura, si calibran parole, ma influiscon zero. Le idee vengono sempre afferrate dagli altri in maniera diversa rispetto a chi le ha concepite.
Eppur una volta che il dado è stato tratto, e il solco allo stesso tempo continua impudentemente ad allargarsi, riuscendo a contenere tutta l’acqua del Po’, riavvicinare le parti ostili è un compito ostico e presuppone una sorta di abiura del proprio pensiero reo di aver creato tale separazione e discordia. Ma chi s’ha da redimere? In questo caso i sociologi, ventilerebbero un mezzo passo indietro da parte di ciascuno, sicchè sommato esso farebbe un passo intero, e ai due interpellenti tal sforzo dovrebbe apparire meno doloroso dell’ingoiare simpatici escrementi.
Quieto vivere.
Non è dunque per il quieto vivere che ci si ritrova a non-ribadire le proprie convinzioni e idee?
Per non turbare quest’idilliaco stato, si scorda tutto, si evita di portare rancore, e men che meno di perdurare una conversazione che risulta sgradevole alla controparte.
Che senso avrebbe allora “ponderare”.
Preso a titolo d’esame, un mondo fittizio (probabilmente parallelo), in cui tutti dicon tutto quello che gli sovviene incuranti delle conseguenze, rassicurati dal fatto che nessuno avrà mai modo di opporvisi seriamente e con fierezza, per non turbare uno stato emotivo nonchè sociale che presuppone un benessere generale, i rapporti diventerebbero accozzaglie di frasi senza senso del tutto simili a flussi di coscienza sui quali però una qualsivoglia di confronto sarebbe impossibile.
Al che un mondo utopico di questo tipo non potrebbe sopravvivere, non andrebbe oltre qualche settimana di vita, la popolazione dapprima fraterna per il clima fraterno da cui sarebbe sommerso, si troverebbe in breve periodo all’estremo opposto, rosicandosi il fegato per tutte le male parole che avrebbe a dire e che per legge imposta deve tacere.
Or Dunque, che l’astio invada il corpo e che gli scontri verbali e non ben vengano, ma pur che se tal accade, si deve risultare scomodi e/o cattivi?

Ahi Natura! Perchè ci dotasti di intelletto?