L’Ipocrisia

Giugno 6, 2008

L’Africa è un continente straordinario, l’estrema povertà dell’uomo e la sua essenza priva di lussi, contraddistingue l’essere per il suo distaccamento dal materiale, e l’attaccamento a quanto di più caro possa esistere: la propria vita.
Tra mille insidie quali malattie infettive, o semplici malanni quali dissenteria o febbre, che in caso di mancanza di farmaci possono portare la morte, riuscire a scampare da essa, allungando dunque i giorni prima di incorrere in tale mietitrice, diventa l’obiettivo finale, quel che s’ha da fare per potersi considerare “arrivati” e poter sospirare – seppur con affanno – “io ce l’ho fatta”.classe africana
Senza posseder nulla, non si è posseduti da nulla (“Le cose che possiedi ti possiedono” Tyler Darden, Fight Club), le relazioni umane sono spontanee e più amichevoli, la stessa idea di un rapporto interpersonale è vissuta in un’ottica di aiuto reciproco, perchè quando non si è nessuno, non c’è nessuno da cui differenziarsi, la fame non fa distinzione che si sia alti o bassi, di carnagione più scura o chiara, poco importa.
Ma se i soldi riuscissero a corrompere l’Africa cosa accadrebbe?
Semplicemente sorvolando l’argomento, la risposta è molto semplice e già visibile sotto gli occhi di tutti: gruppi locali cercano di avere il sopravvento sulla popolazione per poterla assogettare alle proprie regole e imporgli i propri dazi. La pecunia corrompe la morale, e fa sorgere un lato dell’individuo completamente differente da ciò che si pensa potrebbe essere.
Tuttavia l’Africa è un continente lontano, strano, difficilmente cifrabile agli occhi di un occidentale immerso nella propria cultura e nei proprio comfort che ne teorizza gli avvenimenti digitando su una tastiera di un rudimentale apparecchio tecnologico.
E in Europa cosa succede? E in Italia? E a Milano?
La questione è principalmente la stessa, si è tutti fraterni e amici finchè il bigliettone di carta stampato, raffigurante i migliori monumeti europei, abbellito da qualche cifra e o zero, si affaccia all’orizzonte.euro su euro
Ma se da un lato, una contrattazione finanziara, rende il tutto più serio in quanto ci sono degli interessi in ballo, e colui che si fa carico della spesa vuole sentirsi tutelato della scelta che egli va a fare, deve tenere a mente che lui, così come quell’africano che tenta di raggiungere il pozzetto del villaggio ponendosi in fila per ore prima di abbeverarsi, è principalmente un umano.
Arrivati a questo punto, di per sè molto semplice, ma nella pratica oggettiva molto difficile, bisognerebbe ricordarsi che anche le persone che lo supportano nella scelta e a cui si volge per avere degli aiuto sono altrettanto umane. Infine, per completare il sogno utopico, bisognerebbe porre attenzione alla questione “rispetto”. La tentazione di non rispettare quando si ha in mano dei soldi è senz’ombra di dubbio forte, proporzionata direttamente al contante che si ha in tasca; tuttavia, il soldo compra l’oggetto non il rispetto, che si acquisice per ben altre ragioni quali la capacità di relazionarsi senza far pesare tale divario economico, e ponendosi in una situazione di completa uguaglianza tra le due parti. E’ dunque chairo quanto la tentazione di comportarsi a modo proprio incuranti degli altri, sicuri dei propri mezzi finanziari, possa rendere una persona scontrosa e poco incline alla relazione sociale, insinuando in essa un ingombrante quanto fastidioso germe, quello dell’onnipotenza. Credendosi Dio, o un qualsivoglia architetto del mondo, la sensazione di avere qualcosa in mano di un certo valore, illude e persuade il possessore di avere del “potere” tangibile e riconosciuto anche dall’esterno per cui si debba portare ad egli, sacro possessore della banconota.
E questo comportamente chiaramente “altruistico”, continua fino a un giorno in cui, forse mossi dal rimorso, o più semplicemente mossi dal desiderio di sperperare i soldi in altra maniera convinti di poter Onniscienzaaiutare la costruzione di una scuola in Africa, gli stessi pongono mano al portafoglio per donare 2€ ai villaggi dei bambini orfani del Burundi.
Ipocrisia.
Ci vuol ben più di 2-20-200-2000 euro, per cancellare qualsivoglia forma di asocialismo, onnipotentismo, capitalismo, e di divario sociale che in un anno si è riusciti a costruire.
E’ inutile credere o atteggiarsi a finti credenti. Recarsi in chiesa la domenica a pregare e a “scambiarsi un segno di pace”, ascoltando parole che nel cerimoniale dovrebbero esser sempre rivolte alla carità e alla fratellanza se poi, quando la strada e gli avvenimenti danno modo di manifestare quanto teologicamente imparato, viene fatto l’esatto opposto, pretendendo in quanto paganti, offendendo in quanto paganti, essendo onnipotenti in quanto paganti, avendo ragione in quanto paganti.
Che si guardino allo specchio e si possano rendere conto di quanto la loro misera figura è patetica e deprecabile da qualsivoglia forma di vita che pur non essendo in Africa, ha imparato quanto vivere la vita con la compagnia di piccole cose quali gli amici e le relazioni umane in generale, possano aiutare a vivere senza pretendere, a gioire senza pagare, a parlare con rispetto.