Fuori ai rigori

Giugno 23, 2008

De rossi rigore

Non son bastate le numerose prodezze messe in atto da SuperBuffon, per cercare di arginare quelle che sono state le voragini difensive create dal malfunzionamento del centrocampo che troppe volte, quasi fosse spossato sin da inizio partita, ha lasciato penetrare le furie rosse pericolosamente.
Non è bastato nemmeno un eventuale aiuto divino, o semplicemente dovuto al caso, di un palo che ha sporcato la traiettoria della bordata parata da Buffon lasciando pensare che al tiro ci fosse stato il miglior Mark Landers dell’europeo.
Non è bastato nemmeno quell’eroe di Chiellini che più e più volte ha mangiato filetto di toro rosso per tutta la partita, imponendosi nel rientro dall’attacco e immolandosi per la squadra.
Non è bastata nemmeno la fantasia di Cassano andata presto agli sgoccioli per colpa di un campo così stretto e piccolo, in cui tutti gli spazi erano risicati e si è spesso assistito alla sovrapposizione di due giocatori.
Certo è che se Chiellini non avesse “ucciso” Cannavaro, avremmo avuto (ancora una volta), la miglior difesa della competizione, e certo è che se nella prima partita l’arbitro avesse fischiato come avrebbe dovuto fischiare i falli fisici dell’Olanda, avremmo assistito ad un altro risultato piuttosto che a un affossamento sul 3 a 0. Stessa cosa vale per il simpatico direttore di gara della Romania, colui che annullò un gol validissimo, e ci permise oltre che rimediare un biscotto, il consolidamento della seconda posizione.
Per fortuna l’ultima partita del girone, il big match tra campioni e vice campioni del mondo, l’ha arbitrata un arbitro coscenzioso, che sa far il proprio mestiere. Però quando uno dei nostri è nell’area avversaria rotolando e schiamazzando per il dolore e la Francia non è minimamente intenzionata a interrompere il gioco, l’arbitro non fischia, e Pirlo è costretto al fallo che gli costerà l’ammonizione e la diffida dalla partita con la Spagna.
Ambrosini si è spremuto ha cercato di imitare il fantasista milanista, cercando di crossare lanci lunghi per Toni. Ma pirlo avrebbe certamente dato una mano in più alla rilocalizzazione di tutto lo schema tattico e avrebbe sicuramente fatto si che numerosi lanci raggiungessero l’obiettivo.
Toni ha giocato tutto il tempo a solitario, con quei baffetti a farlo semprare Diego de la Vega pronto per trasformarsi in zorro. Il coinvolgimento con tal gioco lo ha fatto desistere dal minimo sforzo, forte dei suoi 36 gol col bayern, e aspettandosi una goleada al pari di quella, nulla faceva se non aspettare un lancio lungo. Niente recupero del pallone, nessun tentativo di smarcamento dai due che ormai l’avevano sposato tanto gli eran sempre vicini per chiudere su di lui.
E quando un cross poteva far innescare qualcosa di buono, se era anche solo di 10cm più lungo non correva per cercare di tendersi e raggiungerlo, restava semplicemente a guardare il pallone rimbalzare a terra e ricongiungersi nelle mani del portiere.
Magone, nervosismo, inquietudine e dispiacere per essere usciti.
La Spagna non meritiva motlo più di noi di passare il turno. Ha corso di più, ha creato più azioni, ma prima che giungessero i rigori, hanno segnato quanto noi, sono rotolati a terra il quintuplo di noi, e sbagliavano i cross quanto noi.
Ora resta l’interrogativo Donadoni, chissà che fine farà il coraggioso tecnico che si è fatto carico dell’eredità infame lasciatagli da Lippi. C’è chi ipotizza che sia lo stesso Lippi a rimpiazzarlo. Quale ipocrisia. Donadoni dovrebbe restare al proprio posto e i giocatori dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza di fronte ad un allenatore che ha dato tutto per la squadra e che da campioni in carica è stato caricato di enormi aspettative.
Lippi può restare alla sua vita da nonno full time e da disoccupato.
Se fosse restato fin da subito invece da atteggiarsi a “primo della classe”, magari si sarebbe assistito a qualcosa di diverso.
Invece così non è andata, è tutto quello che ci rimane è un sogno infrantosi di euro 2008, un aspro sentimento di sconfitta, una voglia di rivalsa con lo stesso tecnico si, ma con uno spirito diverso.


Delusione azzurra

Giugno 10, 2008

Delusione azzurra

Europei… brutta storia, una di quelle storie talmente orrende e macabre che, per spaventare un bambino sarebbe ottima al pari di Pennywise, il “simpatico” pagliaccio ideato da Stephen King in “IT”.
Italia… gloriosa nazione, terra di profondi contrasti e con una crisi d’identità in atto: roghi in sicilia e sardegna, rifiuti a napoli, apatia al nord, vita d’eccesso, speculazione e frode ne sono i sintomi maggiormente distinguibili. Profonde spaccature colmate tuttavia da uno sport comune, spesso deprecato dai media a dagli intellettualoidi di qualsiasi schieramento politico, il calcio.
Quasi che criticare uno sport che da anni unisce tutti, sia diventato un “leit motive” per potersi ritenere eruditi nonchè capaci di distinguersi dalla massa. Il calcio è uno sport prima di tutto, e poi un business. Regole molto semplice ma avvincenti. C’è una sfera la cui superficie è principalmente in cuoio per i campionati “seri”. Di plastica per tutti quei luoghi dove vale la regola de “alla buona”, dove il fuorigioco non esiste, dove in un campetto a 5 si possono scontrare 22 persone e dove qualsiasi pezzo di terreno basta per creare un campo, anche l’asfalto, gli unici elementi necessari sono due cartelle e due magliette, così da delimitare la dimensione della porta.
Uno sport che rende tutti professori e che conferisce a qualsiasi tifoso in possesso della rosa dei convoncati a disposizione, il titolo di “commissario tecnico”.
Ma ieri in quel di Berna, mentre l’unione italiana precipitava in un cupo 3 a 0 con l’Olanda, era di commissari tecnici che v’era bisogno, o di carattere da parte dei giocatori?
Che se il primo gol poteva essere annullabile in quanto Panucci dietro la porta “infortunato”, perchè il secondo, e perchè il terzo? E perchè l’Italia nessuno?
Colpa dei giocatori, sicuramente. Così che Buffon non avrebbe potuto far di meglio del chiedere scusa a tutti gli italiani per quanto di orrendo visto ieri sera. Che a vincere non è sempre il più bravo è un dato oggettivo, ma che si riesca a infierire in tal modo anche nel buon gusto ne è un altro.
I cambi andavano fatti prima, Di Natale poi, era un lillipuziano in confronto ai suoi marcatori, qualsiasi gioco aereo indirizzato alla sua persona era inconcludente.
E ora la strada per l’europeo è tutta in salita, breve ma con la stessa pendenza del mortirolo. Due partite rimanenti per dimostrare come “lo fanno” gli italiani.
Per ricordare al mondo chi sono gli italiani.
Per ricordare chi sono i campioni del mondo.